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di pelinstory -pelin santilli

                                                                                                                                                                                                  


foto Carlo Nannicola

L’Aquila, due artisti ai margini della zona rossa

Sasha

Pelino e Sasha sono due artisti aquilani, sono moglie e marito e hanno uno studio appena fuori dal centro storico, ai margini della zona rossa, lungo via XX Settembre a qualche centinaio di metri dalla casa dello studente collassata la notte del 6 aprile 2009. Sasha fa la tatuatrice e nello studio “Ju Tattoo” porta avanti la sua passione disegnando sui corpi, mentre Pelino fa il pittore e disegna su carta con pennarelli a spirito. Dopo il terremoto Sasha e Pelino hanno, inevitabilmente, fermato la loro attività e sono stati sfollati per quasi due anni fuori l’Aquila, in affitto a Francavilla.

“Non volevamo stare nelle tende o in albergo – dice Pelino – Non volevamo chiedere niente alla protezione civile perché desideravamo essere autonomi”. “Per circa un mese non ho fatto nemmeno un tatuaggio – racconta Sasha – poi la prima chiamata ha rotto il silenzio e ho ricominciato a lavorare. Una ragazza, aquilana e sfollata anche lei sulla costa, si fece tatuare un orologio da taschino fermo alle 3.32 e sul coperchio riflesso il rosone della Basilica di Collemaggio. Quando ho ripreso in mano la macchinetta per tatuare ero spaventata ed emozionata, non dovevo tremare e non era facile, ma ce l’ho fatta e da lì ho ricominciato. Vedere il via vai di persone in casa per farsi tatuare mi ha dato forza”.

Non avendo il suo studio a disposizione all’Aquila, in piena zona rossa, Sasha è riusciata a trovare una collaborazione in uno studio a Pescara, collaborazione che, attualmente, dura ancora. “Sono cambiate molte cose – continua Sasha – prima si tatuava tanto qui all’Aquila, nello studio c’era sempre fila, ora si lavora quasi il 60 per cento in meno. Molte persone non sanno che ho riaperto e in questa strada non c’è più il traffico di prima”. Da dopo il 6 aprile, in molti hanno deciso di tatuarsi disegni che ricordassero l’evento del terremoto: data, ora e luogo del sisma, crepe, simboli storici della città, la carta antica della città, frasi personali. Il tutto nei modi più originali e disparati.

“Da prima del terremoto – dice Sasha – proponevo ai clienti di tatuarsi il rosone, le maschere delle 99 cannelle, e altri simboli molto belli che fanno parte della nostra tradizione iconografica, ma non veniva recepito e spesso, a dire la verità, queste proposte venivano anche schernite. Dopo il terremoto, fisiologicamente c’è stato il boom di questo tipo di tatuaggi”. Sasha sono 20 anni che lavora in questo campo e porta avanti un suo stile particolare e tra i tanti soggetti da lei elaborati c’è il personaggio della “bamboccia”, una testa di donna molto grande senza corpo, una risposta femminista all’iconografia delle Pin Up e del tatuaggio da “macio”con donne tutto corpo e poca testa.

Come ogni bravo tatuatore, Sasha ha fatto esperimenti su se stessa e sorridendo dice “Spesso mi faccio aiutare anche da mio marito, mi piacerebbe che mi tatuasse lui”. Pelino, invece, dipinge nello studio di casa sua, a Sassa non lontano dall’Aquila. La corrente artistica nella quale si colloca è il Pop Surrealism che nasce negli anni ’70 tra l’America e il Messico per poi diffondersi in tutto il mondo. La sua prima mostra è stata a Berlino nel 2007 e le prossime esposizioni saranno a Zurigo e Londra. All’Aquila? “Ho un rapporto di odio e amore nei confronti della mia città – spiega Pelino – Mi risulta difficile far capire qui la mia arte, mentre fuori di qui, in Europa, viene molto apprezzata e sono chiamato ad esporre in diverse gallerie”. Pelino dipinge con dei pastelli a spirito pantoni, matite, acquerelli e graphos. Le tematiche sono spesso sociali e politiche e nei suoi quadri si può trovare un’atmosfera grottesca e fantastica tipica di una certa filmografia di Tim Burton: animali antropomorfi metà stambecchi, metà donne, esplosioni nucleari, a denuncia del disastro di Fukushima, incorniciate in bare d’orate. ” Sono fondamentalmente un autodidatta – dice Pelino – fin da piccolo mi piaceva disegnare e sono cresciuto con i fumetti d’autore italiani in stile ironico e fantastico degli anno ’60.

Tutto ciò che era controcultura in quegli anni mi affascinava. Poi con l’avvento di internet è cambiato tutto e si è iniziato a diffondere un immaginario collettivo corale che dalla Cina, passando per L’Aquila, arrivava fino in Canada. Io disegno mostri, come dice mio figlio, disegno scenari fantastici, allegorie dell’apocalisse come ad esempio l’orrore dei campi di concentramento della Germania nazista”.

Francesco Paolucci
21
gennaio
2012
                                                                                                                                                           foto Carlo Nannicola