Vernissage in HulaHoop Gallery -Roma-

di pelinstory -pelin santilli

Una delle tante cose che mi lascia perplesso del Pop Surrealism è l’uso improprio del termine che ne fanno critici, curatori e galleristi.

Viene definita così qualsiasi cosa che non risponda ai canoni tradizionali della figurazione e che provenga dell’ambiente underground.

Personalmente, io sarei per un approccio più restrittivo: limiterei la definizione ad un ambito ben preciso. Il Pop Surrealism è la reinterpretazione in chiave onirica del linguaggio e delle icone della cultura popolare.

Un linguaggio che sfugge alla realtà contingente, per rientrare in se stessi, per riscoprire lo stupore, i sogni e le paure di quando si era bambini.

Da questo punto di vista, Pelin Santilli è crea qualcosa di diverso dal Pop Surrealism. La sua ricerca può considerarsi infatti come erede moderna delle sperimentazioni di Grosz e degli altri artisti di Nuova Oggettività.

Utilizzare la mitologia contemporanea, intrisa di infantilismo, perchè viviamo in una società che ci vuole eterni adolescenti, non per sfuggire al Mondo, ma per sezionarlo, svelandone la violenza e l’ipocrisia.

Tutto tramite un tratto incisivo e feroce, che svela ciò che siamo e che non vorremmo essere, creando visioni crudeli.

Un’arte che è denuncia del nostro malessere, individuale e sociale, e al contempo sua amara medicina.

Pingback: Neojappo | ilcantooscuro


“Interrogata ben bene la nostra coscienza, abbiamo deciso di divorarti a causa della tua disobbedienza”
 

Performance di Chérie Roi in Le Baptème Des Vices

PELIN SANTILLI e la sua personale visione ironica grottesca del mondo.

Attraverso le immagini racconta scene gore estreme con una sana vena di ironia, racconta di quella grottesca e totale assenza di comunicazione e del disagio contemporaneo, di quelle cicatrici che ogni uno porta dentro di se, e fatica a vivere con il proprio caos, quest’ultimo inteso come cambiamento e trasformazione – contro.

PELIN SANTILLI è forse uno dei più interessanti artisti della scena “underground”.

Pelin miscela in modo sapiente due essenze contrapposte dell’erotismo che racconta.

La bellezza che suscita desiderio e l’inquietudine del decadente.

Suggerendo che a volte, e per alcuni, c’è inquietudine nella bellezza e desiderio nel decadente. Per costoro che compiono tale scelta estrema di campo, i passi sono tracciati dalle orme ai bordi di una voragine tra la lucidità e la follia, e non più solo tra la realtà e il sogno ma tra il sogno e l’incubo, sfidando il pubblico all’esplorazione del proprio ignoto, e del malessere del nostro tempo.

Questa scelta di campo caratterizza l’artista che la compie ponendolo “in solitudine” su uno dei vertici di quel triangolo ideale che viaggia dal presente al futuro. Tale vertice, volto verso il futuro, in parte si trova già in esso, e trascina dietro di sè la sua ignara base, popolata dai più numerosi contemporanei che vivono e giudicano il loro presente. Li trascina in una qualche, ignota, direzione evolutiva dell’arte e della società. Se la direzione sarà giusta o sbagliata, se sarà evoluzione o involuzione, sarà compreso altrove sulla linea della storia dell’arte e della società.

Le opere di Pelin si amano o si odiano. Non vi sono mezze misure. L’artista denuncia le storture di una società sempre più passiva dinnanzi agli orrori del mondo .

Nelle sue opere Pellin, seziona, smembra, trasfigura il soggetto che riproduce rappresentandolo come un demone, o in un animale in autoreggenti, o in una nazista con svastiche sul reggiseno, inserendo tali soggetti in scenari erotici ricchi di simbologie che sembrano suggerite visioni o allucinazioni meditate. Con esse racconta attraverso forme e figure stilizzate un contrasto che, in quanto tale, crea movimento ed energia nella sua grafica , che lo spettatore percepisce, in un senso o nel suo opposto.

Pellin padroneggia uno stile, personale e riconoscibile, fuori dalle convenzioni e dalle aspettative, certificando che la sua ricerca è continua e sostenuta dalla sua dedizione alla sua arte e alla sua originale e personale visione dei temi che tratta. Pelin miscela tecniche e stili tipici della letteratura Pulp ma riesce a farlo in modo atipico, elabora e implementa linee dei fumetti con sfumature di colore tipiche dei tatoo, usando colori spesso saturi in contrapposizione a quanto ci si aspetterebbe da una visione onirica, che molti ricercatori ritengono sia monocromatica.

Le ambientazioni vintage e il look burlesque svelano dell’artista il suo gusto per uno stile estetico retrò, una dimensione che pare essere un rifugio entro la quale i suoi personaggi dipinti, condividono leggi fisiche e paesaggi di un mondo parallelo immaginario ma nello stesso tempo metafora grottesca dei nostri paesaggi reali.