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di pelinstory -pelin santilli

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salerno

Pelin Santilli e le macchine che distrussero il circo di

Parigi

SALERNO. Sospesi tra pulp e tatoo, tra vintage e burlesque, demoni, strani animali in autoreggenti, seni che esibiscono svastiche, sono i protagonisti di una allucinazione erotica studiata a tavolino…

SALERNO. Sospesi tra pulp e tatoo, tra vintage e burlesque, demoni, strani animali in autoreggenti, seni che esibiscono svastiche, sono i protagonisti di una allucinazione erotica studiata a tavolino che dialoga per contrasti tra bellezza e decadenza, lucidità e follia, sogno ed incubo. E’ questa la trama che fa da sottofondo ai lavori coloratissimi e per certi versi provocatori di un artista unico nel suo genere, Pelin Santilli, a cui la galleria Studio21 (via Botteghelle 21) di Elena Di Legge e Francesco Petrosino, dedica una mostra. “Le Macchine che distrussero il Circo di Parigi” è il tema dell’esposizione che aprirà i battenti sabato (il vernissage è alle 19.30) per offrire al pubblico, fino al prossimo 15 dicembre, un assaggio di una creatività intrisa di inquietudine che traspare nonostante i colori acrilici adoperati per realizzare le sue tele, fortemente subordinati ad una cultura underground e legata al pop surrealismo. «Se vi fossero dubbi sulla bontà dei facciotti delle bamboline dai grandi occhi, emblemi abusati nel pop surrealismo, ecco fugata ogni perplessità – scrivono gli organizzatori dello “show” – Qui l’arte si fa per fare la Rivoluzione, e anche se la catastrofe è come una messa in scena da circo, ridicolizzata e bambinesca, i protagonisti qui sono circensi ma brutali». Tra i fucsia ed i viola che dominano le opere, tra fusti che hanno più del gotico che non dell’arboreo, rose decadenti e stiletti, occhi cerchiati e simboli erotici, traspare il tentativo di condannare le storture di una società sempre più passiva dinnanzi agli orrori del mondo, rivendicando un ideale anarchico in cui l’immaginario del poliedrico artista – per la prima volta in vetrina a Salerno – riesce a consegnare all’occhio di chi guarda la versione deformata di una realtà ben poco accudente.

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